mercoledì 8 agosto 2012

Satellite Bianco


Stendo i vestiti fuori         
Dove c’è il sole       
Faccio i panini e andiamo al mare  
Spiaggia semideserta 
Solo l’odore        
Di una primavera che muore  
Sotto i tuoi occhi  
La nostra radio Dj paradise    
Una canzone del passato  
Invade il presente   
Sono le venti ancora   
Facciamo l’amore            
Le nostre bocche sanno di sale        
             Stanotte mi sento                         Un satellite bianco          
Consumo con le rime            
Il tuo pallore          
Stanotte il buio si può navigare
             La luna è solo un satellite                      Un satellite bianco    

martedì 19 giugno 2012




...e quest'immagine, la scelgo piccina piccina, perchè a volte quella parola appoggiata su quel fiume li, capita si...ma mica ci si crede mai fino in fondo.

lunedì 30 gennaio 2012

...come un fiore di mandorlo...



...domani dice che il cielo comincerà a nevicare neve fresca, che azzererà i sapori, che non ci farà sentire più odori, tutto diventerà bianco e splendente, in un atmosfera surreale e magica.

Riparto, nuovamente, da qui.



Apprezzerò il silenzio. Il bianco. Come se fosse una tavolozza bianca. In cui poi ricominciare a scrivere la mia storia, con un sacco di pastelli a cera, che ti lasciano il profumo sulle mani, tutti colorati.

Poi, voglio tornare ad assaporare il sole, l'aria fresca, la primavera anche se è lontana...cercherò di fare piccoli passi verso la felicità, piccoli tasselli da aggiungere a non so quale puzzle che mi ritrovo a costruire e disfare, costruire e disfare...

Piccoli piaceri, piccole dosi di sorrisi, cose e non più persone da curare...e forse curare anche un pò di me...capire che non devo buttarmi così...senza mai il paracadute, pensando che dall'altra parte una persona sarebbe disposta a riprendermi al volo come fare io...

...lo so, l'ho già detto, scritto, giurato e spergiurato.

Ma stavolta ci voglio provare. E se non ce la farò, beh...vorrà dire che le persone non cambiano davvero. E io sarò tra queste.

giovedì 19 gennaio 2012

...di nuovo...

...e mi ritrovo ancora una volta con le stesse sensazioni...di vuoto...di delusione...e un pizzico di rabbia...in genere dovrebbe essere il contrario..tra la rabbia e la delusione intendo...

...una persona che c'era, con il cuore, che è arrivata inaspettata, mi ha cercata, voluta, conquistata, presa e, credo, forse, amata.

E che poi, per il panico che la vita ti porta ad avere alla mia età, per il bagaglio di tutte le esperienze che uno si porta dentro, beh ha deciso di metterci un freno. Un bel freno a mano tirato.

Ma non soltanto. Ha deciso di prendermi in giro. Di piangermi davanti ai miei occhi, di dirmi che non ce la faceva ad arrendersi a questo sentimento. Che io ero troppo. Troppo ironica, troppo simpatica, troppo sensibile, troppo amabile. Come un vino nobile. E poi di non fuggire. Di non scappargli via.

...e mi ritrovo a salutarlo davanti agli altri, ricevere lo stesso sorriso con i suoi occhi che centrano i miei, perfetti, precisi, come sempre.

E dopo dieci minuti, una telefonata, il mondo che crolla, lui che è uscito con un'altra. Che conosco. Furbo anche.

Prendo la macchina, arrivo sotto casa sua, scendo, suono, mi apre con il suo sorriso e io una furia.

Gli ho chiesto il perchè, anche se lo sapevo. Si è sentito braccato, ha conosciuto lei è andato in paranoia, non poter uscire liberamente con una ragazza, non poterci fare lo stupido baccagliarla.
Questo non è il momento giusto, non ha mai fatto così, ha avuto sempre storie lunghe, sempre impegnato con rispetto, e ora non vuole questo. Razionalmente non lo vuole.
Abbiamo urlato, lui si è preso tutte le colpe, dello stronzo, del bambino, dell'idiota, un mezzo schiaffo...ma micro eh...
Poi abbiamo iniziato a parlare con calma. Di lui. Del suo passato. Di me. Gli ho detto che era da bambini rinunciare a questa cosa per tutte queste paure. Ma lo capisco anche.
"Ti sono mancata?" "Da morire."
Ad un certo punto mi ha detto "Vedi non riusciamo nemmeno a litigare senza metterci un sorriso io e te." E questo mi ha fatto male. Tanto.
Gli ho chiesto ripetutamente perchè. La risposta è sempre stata la stessa. "Perchè ho paura, non voglio legarmi ora, son stato un idiota e te non te lo meriti." E la rabbia saliva.
E poi passava, quando i suoi occhi parlavano per lui, quando mi diceva "offendemi che ci sto meglio, invece di fare quel sorrisino sarcastico."
Non so quante cose ci siamo detti, tante, molte, sul passato di ognuno, sulle proprie fragilità, su quello che non sappiamo volere dalla vita, su cosa andiamo a rinunciare perdendoci.
Non mi chiedere come, ma io mi son ritrovata tra le sue braccia, abbracciata stretta a lui, con i mega sospiri. Mi è sembrato un tempo infinito.
Lui mi ha chiesto a cosa stavo pensando. Gli ho detto che avevo paura. "Di cosa?", mi ha chiesto. "Che se esco ora da questa casa, non ci tornerò mai più."
Mi ha stretto forte. Dopo un pò mi son alzata, ho preso il giacchetto, me lo son messo, lui mi ha abbracciato,e son andata via.

sabato 14 gennaio 2012

Fuggire.

...e la paura di essere di nuovo un pò felice si è impadronita di me...

...quando non c'è nulla da temere, quando si può riuscire a tornare a sorridere, ad provare una piccola sensazione di felicità, io sento che non mi può, non mi deve appartenere...

...in tutto quello che faccio, non riesco a non pensare che poi scoppierà tutto, o peggio, si dissolverà come una bolla di sapone...

...tutto il mondo intorno si evolve e va verso una direzione precisa...la mia è per forza ostinatamente contraria alla corrente...per forza.

Io non so se riesco a stare in questa società, non so son capace di continuare a respirare, sorridere, mangiare, dormire, godere di un alba o del mare, il mio adorato mare...

...ho paura di un domani, un domani in cui dovrò ritirare fuori vecchi discorsi, vergognarmi del mio essere speciale, di avere una cosa speciale dentro ma che purtroppo è un difetto...vero e proprio...

...e vedere dall'altra parte la pietà, il volto cambiare espressione, l'allontanamento, il mio fuggire e non essere inseguita...il dolore di nuovo, prepotente, stagnante...

...credo di non poter sopportare tutto questo, oggi mi son vista come una cosa difettata, una cavia da laboratorio impossibile da utilizzare perchè diversa, una casa a cui manca un piano, il secondo, quello che riesce a tenere in piedi il terzo, che guarda il cielo infinito...

...mi manca qualcosa dentro, che mi porterà a farmi mancare per sempre la cosa a cui tutti guardano: il futuro.


...e trovare una persona che non ti lascerà fuggire, che ti stringerà forte anche quando confesserai tutto quello che dovrai, e riuscire a guardarlo negli occhi, supplicando dentro di non vedere la pietà...sarà impossibile.

Credo che fuggire dal mondo sarà l'unica via.

lunedì 9 gennaio 2012

...in fondo le lascerai li. Sempre.

...non aprire mai certe scatole in fondo ai cassetti...sono soltanto dolori che volevi dimenticare...anelli incatenati che avevi sentito indissolubili...e che non lo sono stati mai...

...lascia che il dolore rimanga sulla soglia, non lo fare entrare.

Non avrai il coraggio di buttarle quelle scatole, allora spingile più giù...lasciale li, per chi o per cosa non lo sai, non ci sarà mai nessuno o nulla a cui serviranno...

...ma non puoi fare altrimenti.

Lasciale al loro destino.

Lo sai che non le potresti abbandonare mai, ma crederci per un attimo è stato bellissimo.

lunedì 12 dicembre 2011

Il Terrazzino dei Gerani Timidi

"Non ero più una bambina e avevo paura.
Attraversavo quel tempo in cui ciò che mi faceva più paura era proprio ciò che mi avrebbe fatto vincere la paura. L'emozione e la sua potenza, il senso vago e terribile della possibilità della felicità, come una corsa rischiosa lungo terreni incolti senza divieti di calpestare, al buio di un istinto inselvatichito e senza voce, tenuto in disparte, disattivato e sfiduciato forse perchè giudicato troppo maleducato.
Avvertivo sovente come una previsione che mi tentava, la percezione intensa e formidabile di qualcosa che doveva ancora venire; aveva a che fare con un mistero dolce, l'esistenza emozionante di una qualche avventura poetica, era una specie di stato febbrile, a volte un presentimento come un breve lampo, un piccolo pieno perduto nel vuoto, un istante di libertà intenso e lirico che galleggiava dentro, al largo del cuore delle solitudini.

Con buona probabilità doveva esistere in me, c'era un nido, un covo, dove tutte quelle emozioni e sensazioni erano possibili, dove vibrava quella passione di vivere calda e terribile, certi timori desti, e già certi rimpianti, c'erano orme che le cose avevano impresse di già, come i volti che il dolore aveva assunto e che il senso di una diffusa infelicità aveva reso indimenticabili.

Era stata coltivata su tutto, quella convinzione, piuttosto quella abitudine, a tenerlo tutto il dolore, senza lasciarlo fuggire e senza sfuggirlo; timida e precoce poi, vi era cresciuta accanto, come i papaveri al grano, una acerba capacità di compatire, come un udito fine, empatico e amoroso, con cui mi facevo tutt'uno, una tenerezza dolente, a volte una pena suscettibile e incendiaria che mi impediva di essere felice accanto ad altri che non lo fossero. No, non ero più una bambina.

C'era già, anche se quella bambina non lo sapeva, uno spirito incline a contemplare il fondo del vaso e anche il suo orrore e poi, da sempre, un'immaginazione salvifica e pericolosa che quella campanella d'inizio, col suo squillo persistente e inaspettato, come un acquazzone d'estate, aveva svegliato e finalmente richiamato.

La paura tuttavia era il gigante della mia esistenza, il genitore possente e assidio che mi lasciava da sempre crescere senza tradire nessuno, una sorta di idolo nero che mi teneva al riparo dagli aspetti consueti e incapienti delle necessità dell'esistenza quotidiana.
Così mi avvinghiai a lei e vi rimasi legata, fu l'unica a tenermi compagnia, piantandomi sull'orlo di una voragine solitaria.

...c'è qualcosa di incredibilmente bello nell'infelicità, fu la prima cosa che pensai ed ebbi voglia di piangere; ma più per la forza con cui sentivo che la vita bussava, era la sua offerta che mi faceva trepidare e per la quale sentivo già nostalgia, un rimpianto, come se l'avessi perduta prima ancora di averla goduta. Le sue stesse possibilità mi emozionavano, eppure mi sembrava di non esservi compatibile, così mi ritrovavo immobilizzata come uno scorpione in mezzo al deserto, quando sente avvicinarsi il pericolo; non era la tristezza che mi faceva piangere, era la promessa della felicità che avvertivo e per la quale non mi sentivo capace, come per una convinzione non la potessi abitare, che non fossi in grado di sodddisfarla.
Non l'avrei mai seguita la felicità. Non la felicità; come se la mia terra d'origine non la conoscesse, come un uso e costume straniero, un mistero a cui mi sarei presto arresa, una malattia esantematica scampata.
Non la felicità. Non per me."

Il Terrazzino dei Gerani Timidi.
Anna Marchesini.

Descrive alla perfezione me in questo momento.